Rottamazione quater, niente ripescaggio per chi non versa la rata del 28 febbraio


La possibilità di accedere nuovamente alla rottamazione ripresentando domanda entro il prossimo 30 aprile è concessa infatti solo a coloro che risultano decaduti alla data del 31 dicembre 2024 di fatto “vincolando” alla regolarità i debitori che ad oggi sono in linea con i pagamenti del piano di dilazione.

Riportiamo l’articolo di Giuliano Mandolesi su Italia Oggi del 14 febbraio 2025.

Niente ripescaggio nella rottamazione quater per i debitori che, attualmente in regola con i pagamenti delle rate delle definizione agevolata, non verseranno la prossima in scadenza il 28 febbraio 2025 (il 5 marzo con i 5 giorni di tolleranza).

La possibilità di accedere nuovamente alla rottamazione ripresentando domanda entro il prossimo 30 aprile è concessa infatti solo a coloro che risultano decaduti alla data del 31 dicembre 2024 di fatto “vincolando” alla regolarità i debitori che ad oggi sono in linea con i pagamenti del piano di dilazione.

Questo è quanto si evince dall’analisi dell’emendamento approvato al decreto milleproroghe che riaprirà le porte alla rottamazione quater per i debitori che risultano decaduti dalla sanatoria per il mancato rispetto dei termini di versamento dell’unica o delle rate del piano di dilazione ottenuto.

Determinante il pagamento della rata di febbraio per i “regolari”

Come riportato anche sul sito dell’agenzia delle entrate riscossione i debitori che sono in regola con i pagamenti della quarta edizione della definizione agevolata delle cartelle esattoriali, per mantenerne i benefici devono saldare entro il prossimo 28 febbraio la settima rata del piano di dilazione concesso.

Va ricordato che, ai sensi del comma 244 dell’articolo 1 della legge 197/2022 (legge di bilancio 2025), si decade dalla rottamazione solo qualora vi sia un mancato, insufficiente o tardivo versamento superiore a cinque giorni dalla data di scadenza dell’unica rata o di una di quelle in cui il piano è stato rateizzato.

L’effetto della citata norma è di portare il termine ultimo del pagamento della settima rata al 5 marzo 2025, data che diventa fondamentale per non perdere il treno della definizione agevolata, considerato anche che la possibilità di riaccedere alla sanatoria presentando una nuova domanda entro il prossimo 30 aprile sarebbe inibita.

La modifica al provvedimento

L’emendamento approvato al decreto milleproreghe infatti specifica che il ripescaggio dei decaduti dalla rottamazione 4 è previsto limitatamente ai debiti compresi nelle dichiarazioni precedentemente effettuate ai sensi dell’articolo 1 comma 235 della legge 197/2022 e per i debitori che alla data del 31 dicembre 2024 sono incorsi nell’efficacia della definizione a seguito del mancato, insufficiente o tardivo versamento alle relative scadenze delle somme da corrispondere per effetto dell’adesione alla predetta procedura di definizione.

Quindi l’ambito applicativo della “norma ripescaggio” definisce l’orizzonte temporale della decadenza fissandone il termine al 31 dicembre 2024 ed escludendo chi perderà i benefici della definizione agevolata in conseguenza del mancato, insufficiente o tardivo versamento della settima rata in scadenza il prossimo 28 febbraio (5 marzo).

Cosa accade in caso di decadenza

E’ opportuno ricordare che in caso di decadenza dalla rottamazione, relativamente ai debiti per i quali la definizione non ha prodotto effetti, i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’affidamento del carico e non determinano l’estinzione del debito residuo, di cui l’agente della riscossione prosegue l’attività di recupero. I carichi oggetto di decadenza inevitabilmente vanno a gonfiare ed ingolfare il magazzino delle cartelle attualmente di valore pari a 1267,6 miliardi di euro e con circa 221 milioni di singoli crediti di importo inferiore a 1.000 euro, che rappresentano il 76% del numero complessivo di 291 milioni di singoli crediti ancora da riscuotere, che corrispondono al 5% del carico residuo, ovvero a 59 miliardi di euro.


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